[papakiko] Quando tuo figlio cresce e tu resti indietro

Mi presento, sono Francesco, papà di Tommaso, amico-compagno-fidanzato-coinquilino di Michela aka (mammakiki). Da ora in avanti, per coerenza, papakiko.

Poche righe per spiegare come, mentre la relazione madre-figlio procede secondo un percorso intenso ma costante e in qualche modo lineare (e meraviglioso e affettuoso e complice etc…), quella padre-figlio (di padre che lavora a tempo pieno e di figlio che vive le sue prime, meravigliose, esperienze “in solitaria”, vedi inserimento alla scuola materna) vive necessariamente di momenti, di racconti e di weekend. Soprattutto di weekend. E di risvegli al mattino, quando gli orari coincidono, di sorrisi, di carezze… e di biscotti rubati. Di passeggiate mano nella mano intorno al tavolo della cucina o fino alla cameretta, per guardare gli animaletti disegnati sulle pareti. Di baci della buonanotte con immancabile ditata sulle lenti degli occhiali. I miei, di occhiali. La cosa che mi dà più fastidio al mondo, dalla persona che amo di più al mondo, diventa un momento di gioco, di confronto e comunque di scoperta.

Diventare padre (e, prima, zio) è la cosa più bella che mi sia successa. Esserlo è la cosa più bella che continua a succedere.

papakiko

Gli amici di Tommaso, nella personale visione di mamma_kiki #love #lovehim #instalike #instalove

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Gestire le priorità

Per una mamma – soprattutto in vacanza, soprattutto quando papà è partito – gestire le priorità diventa fondamentale. Presto detto, la priorità è una sola: Tommaso. Tutto ruota intorno a lui (sempre e comunque, non solo in vacanza): alle cose nuove che impara ogni giorno, a contatto con i cuginetti e con la natura che ci circonda; alla reazione = stanchezza generata da semplici attività quali andare al mare, giocare, gattonare, mangiare, andare in macchina al supermercato…

L’anno scorso era troppo piccolo lui e troppo giovani noi (come genitori). Da quest’anno inizia a essere super giovane lui e troppo vecchi noi. Dobbiamo preoccuparci? 🙂

Dalle Piccole Dolomiti lucane a Maratea: diversità e meraviglia

Per l’ultimo atto del nostro personalissimo Basilicata coast to coast, abbiamo scelto un menù estremo, dagli Appennini alle Ande, mare e monti (per dire). In ordine Pietrapertosa, Castelmezzano e la costa fino a Maratea, con rapido intermezzo a Potenza per una gradevolissima cena con Annalisa ed Emanuele, amici di vecchia (vecchissima?) data 🙂

Partenza da Alianello (di Aliano, Carlo Levi, lo spettacolo dei calanchi e della zia Sisina parlerò più avanti, in separata sede :)) subito dopo colazione. Tra mille errori di percorso – personali o dettati da cattive analisi da parte delle mappe di iPhone, di Waze e anche del navigatore tradizionale Garmin – arriviamo a Pietrapertosa intorno alle 11, caffè al bar, compriamo un po’ di frutta fresca da una gentilissima ambulante (che ci regala anche alcune dolcissime prugne “non in vendita”) e ci dirigiamo verso il castello normanno-svevo, il punto più alto della valle del Basento. Una meraviglia scavata nella roccia, dalla quale godere di un panorama mozzafiato (crisi di panico per raggiungerlo a parte, con Tommaso che mi guarda e ride. A proposito, qualcuno conosce un rimedio per superare la paura del vuoto?).    

Ritornando in paese, ci siamo fermati in una chiesetta a mangiare ancora un po’ di frutta e poi via, in giro, lungo i saliscendi della rabatana, la cittadella araba. A quel punto ci siamo divisi: io e Tommaso all’ombra, vicino l’auto, così cucciolino ha schiacciato un meritato pisolo; Francesco ha provato invece il volo dell’angelo (da Pietrapertosa a Castelmezzano e ritorno: un’esperienza da provare assolutamente. Meno adrenalinico del bungee jumping, più panoramico e mistico, se così si può dire).   

Nel pomeriggio lento girovagare in auto fino a Castelmezzano, seguendo una strada panoramica non più aperta al pubblico e consigliata da un ragazzo del luogo. Paesaggi mozzafiato in una cornice da fiaba. Come le nuvole fuffose di Aladin, per fare un esempio 🙂
Tommaso dormiva comodo sul suo seggiolino, e ha continuato a dormire fino a quando papà non ha tirato il freno a mano e spento l’auto a Potenza. Come al solito, del resto 🙂 cena tipica lucana a base di legumi, scamorza, salsiccia e peperoni cruschi, combinati in modi di volta in volta differenti, all’insegna del gusto (10 e lode) e della cucina genuina (tutto cotto in terrina, chiaramente. Per poco non mi commuovo!). Ringraziamo ancora una volta Annalisa ed Emanuele per la scelta e per la compagnia 😀 ma anche e soprattutto Enzo e Maria, meravigliosi figli preadolescenti del proprietario del ristorante Il Posticino che, oltre a intrattenere Tommaso con sorrisi e pazienza, ci hanno anche preparato degli ottimi popcorn!

Partenza poco prima delle 23 alla volta di Maratea. Tommaso dormiva già da un pezzo, cucciolino affettuoso 🙂 Non appena arrivati in hotel, abbiamo trovato questo simpatico biglietto ad attenderci… 😉  

Questo invece il buongiorno di Maratea all’allegra famiglia 🙂 🙂 🙂   

Bernalda: una spiacevole esperienza #iononpossoentrare

Dopo aver letto le recensioni su TripAdvisor, decidiamo di andare a cena da Zelmira 77 a Bernalda, cittadina piccola ma molto carina non distante da Matera e vicina al mare di Metaponto. E delle cittadina di mare ha tutte le caratteristiche, nonostante il mare non sia proprio raggiungibile a piedi. Ci sono 36 gradi alle 20.30, confidiamo quindi nella sala climatizzata per trovare un po’ di refrigerio. Prima sorpresa, oggi l’aria condizionata non l’hanno proprio accesa (se non oggi, quando?) quindi si può cenare solo fuori. Fuori, oltre a caldo afoso, significa anche macchine che passano a pochi metri e zanzare a più non posso. Anche perché, nonostante le numerose candele alla citronella presenti, decidono di accenderne giusto un paio.

Perché decidiamo di non andare via? Le recensioni sono ottime e comunque non durerà tanto. Non immaginiamo davvero così poco… Chiediamo subito un piatto di pasta con verdure grigliate per Tommaso, così intanto lui comincia a mangiare mentre noi decidiamo. Qualche minuto dopo, per noi, un antipasto tipico, una tagliata e una grigliata di salsiccia locale. Passa quanche minuto ancora e ci portano tutto insieme, con notevole disagio per quanto riguarda spazio e modalità.

 

Tommaso ha un anno e pretende di mangiare da solo. Con limiti oggettivi, tipo il caos che crea e l’inevitabile potpourri di pezzi di qualunque cosa vi venga in mente sotto seggiole e tavoli. Niente di così estremo, in realtà, e lui è così bello e tenero che tutto passa in secondo piano. Ma capisco che possa dare fastidio, motivo per il quale aiutiamo spesso i camerieri a sistemare. Da qui al venirci a chiedere, ogni tre minuti esatti, se abbiamo finito e se possono sparecchiare ce ne passa davvero. Alla quarta o quinta volta in pochi minuti, dico a un cameriere che se vuole che ce ne andiamo farebbe bene a dircelo direttamente. Sorride, va via e manda un altro cameriere, pochi minuti dopo, con la stessa richiesta. A chiosa, arriva anche il proprietario impiccione e appiccicoso, per farci notare che Tommaso è proprio un birbante (non usa questa parola ma, a quel punto, le possibilità che lo mandiamo a quel paese davanti a tutti gli altri clienti stanno salendo rapidamente). Non ho niente contro i bimbi da imboccare fino ai 10 anni, anch’io ero una di questi. Tommaso vuole sperimentare con le sue manine, non può e non deve essere una colpa.

In breve, andiamo via mezz’ora dopo esserci seduti, con 60 euro in meno e con tanti pizzichi di zanzara in più (Tommaso compreso).

Una sgradevole esperienza che non consigliamo a nessuno. So che sembra assurdo quello che sto per dire, ma trovo più onesto un ristoratore che dice chiaramente di non gradire bambini nel proprio locale. Ce lo avesse detto subito il proprietario di Zelmira 77 ci avrebbe risparmiato una serata davvero antipatica, per entrambi.

Matera, un salto indietro di cent’anni

Visitare Matera il giorno più caldo dell’anno presenta indubbiamente degli inconvenienti. Tra questi anche la possibilità, in preda a una sete atavica (dei genitori, non di Tommaso, ovviamente :)), di confondere la realtà con la finzione. Un po’ come con le apparizioni delle oasi nel deserto. Miracolo dei miracoli, a Matera tutte le apparizioni straordinarie sono realtà! Un panorama d’altri tempi, una città vova e attiva che, meritatamente, nel 2019 sarà la Capitale Europea della Cultura. Un sali e scendi nella Betlemme di duemila anni fa, mancavano giusto il bue e l’asinello ma, probabilmente, erano scesi anche loro a valle per refrigerarsi 🙂

  Chiese rupresti con stucchi dell’XI secolo, conservati splendidamente. Chiese che nel corso dei secoli sono state adattate ad abitazioni, con tanto di angolo cottura e grotte per gli animali. Vere e proprie oasi di refrigerio dai 40 gradi esterni. 

Gente semplice e cordiale, sempre pronta a regalarti un sorriso e un consiglio (su cosa fare, cosa vedere, cosa mangiare o anche solo per rincuorarti per averti visto con un cucciolo di 11 chili sulle spalle…).

Menzione d’onore vanno a Il Boccone del Musicista (piazza Sedile vale da sola il prezzo) e all’insuperabile versione lucana della panzanella!

Da Alba Adriatica a Matera, dal mare all’entroterra. In mezza giornata

Ieri giornata lunga, variegata e ricca di emozioni. Piccolo passo indietro.

Venerdì sera, da Alba Adriatica, ci siamo spostati verso l’entroterra, esattamente a Torano Nuovo, per partecipare alla prima serata dell’Indievisibile Festival 2015. Dopo una super cena a base di verdure dell’orto, prosciutto crudo al coltello e arrostocini al ristorante La sosta (super consigliato) ci siamo diretti in piazza per ascoltare, nell’ordine, Cosmetic, Nadar Solo e, soprattutto, Fast animals and slow kids (vero motivo della digressione collinare :)). Inutile aggiungere che Tommaso ci aveva già abbandonati da un pezzo (dopo aver completato la sua porzione di tortelli e di verdure fresche). 

 
L’indomani mattina, dopo una doverosa sosta di un paio d’ore al mare (Tommaso si è divertito un mondo), ci siamo spostati verso Francavilla a mare (Pescara) per un ottimo pranzo a base di pesce locale (e di pennete al pomodoro per Tommaso) con amici di lunga data. 

 
Quindi ripartenza con direzione Matera, dopo percorso volutamente panoramico che includesse una sosta presso una delle strutture architettoniche più affascinanti e suggestive d’Italia: Castel del Monte (Andria). 

 
Ancora un’oretta abbondante di macchina, tra i paesaggi meravigliosamente irreali delle Murge e infine eccoci a destinazione. Matera è una città splendida, unica per contesto e rapporto con la natura. Ci tenevamo a vederla anche di sera (pure Tommaso che, per l’occasione, ha riaperto gli occhi e continuato a indicare cosa a caso durante la passeggiata. Evidentemente soddisfatto, anche lui). 

 
Parte adesso il tour vero e proprio dei Sassi. Pronti a commuoverci e a emozionarci tra le strade che, prima di diventare Capitale Europea della Cultura 2019 (come riporta anche una scritta luminosa su un palazzo del centro), sono state prostagoniste, a vario titolo, nelle vicende narrate da Carlo Levi, Pier Paolo Pasolini e Mel Gibson. Stay tuned 😉

Ps

Ieri abbiamo attraversato Abruzzo, Molise, Puglia per arrivare in Basilicata. Non male per una famigliola alle prime armi 🙂

Urbino e un appuntamento lungo 14 anni

  
Mi era capitato più volte, nel corso degli anni, di passare davanti a uno dei  bivi di accesso a Urbino o di trovare comunque la dicitura per strada “Urbino XX km” e pensare che, prima o poi sarebbe potuto succedere. Legge dei grandi numeri o semplicemente opportunità più o meno fortuita. È capitato oggi ed è stat un’emozione fortissima. Stucchi, quadri, affreschi più o meno integri. Un’armonia e una pace d’altri tempi rovinata, ma solo in parte, dagli schiamazzi a volume da chiacchiere al bar di una famiglia, alla Galleria Nazionale delle Marche (davvero troppo poco pubblicizzata, nonostante Raffaello, Piero della Francesca, il Guercino e, in generale, un patrimonio artistico sconfinato e meraviglioso) evidentemente lì per caso. Ho apprezzato io, F ma ha apprezzato anche Tommaso, a giudicare almeno da ginocchia e vestiti dopo averlo lasciato passeggiare per le sale 🙂

Grazie mille per queste emozioni uniche. Questo è solo un arrivederci…

Ravenna: alcune parole per dire che non ci sono parole

Premessa: erano anni che volevamo, volevo andare a Ravenna. Avevo visitato, per varie ragioni, località limitrofe o proprio adiacenti, e avevo anche rischiato di passarci un periodo più o meno lungo per un corso di formazione. Avrei voluto, mi sarebbe piaciuto, sarebbe stato bello, non è mai stato. Non era mai stato, prima di oggi.

Una città incredibile, meravigliosa. Piena di storia, di storie, di colori. Quella che fino a ieri poteva essere, nel mio immaginario almeno, una città come tante altre, da oggi ricopre un posto speciale. Non sarà esagerata come Roma, affascinante come Barcellona o suggestiva come Berlino. È una città sorprendente, il brutto anatroccolo che diventa cigno. 

Unico neo: abbiamo incontrato davvero pochi turisti e quasi tutti stranieri (lo stesso dicasi per i libri con le presenze presenti in vari siti. Brisbane, Australia, sí, Italia ni). Peccato. Per una terra, la Romagna, famosa per la piadina, per la vita notturna e, sfortunatamente, non ancora per la sua bellezza. 

Au revoir, ma chère. Noi già a Urbino per una nuova tappa del tour familiare 2015 e tu, sempre lì, bella e travolgente. Roba da far impallidire Klimt

   

Prima di partire per un lungo viaggio (non così lungo e siamo già in viaggio)

Le vacanze hanno ufficialmente inizio. Appena messo piede a Ravenna, qualche ora di sonno e poi via al tour de force in una città ricca e meravigliosa, che volevamo visitare da tempo. Prima tappa di un viaggio che, tra una settimana esatta, ci condurrà in Sicilia.

Viaggiare è conoscenza e noi ci portiamo già a casa la prima verità: Casalpusterlengo esiste davvero! 🙂

Courtesy: Galleria Raffaella Cortese, Milano

Kasalpusterlengo (2006) – Marcello Maloberti

Stay tuned!

 

Un anno fa, oggi

un anno, domani

Un anno fa, oggi. Felici, eccitati, spaventati, ansiosi, giovani, vecchi, in attesa.

Un anno fa, oggi, ancora non c’eri. Eppure già c’eri, e noi ti amavamo già.

Sembra ieri ed è già passato un anno. Un anno fa, domani.